La collaborazione gode di una reputazione quasi intoccabile, ma ha un costo: tempo, energia decisionale, compromessi. Prima di aprire un tavolo conviene chiedersi se il contesto la renderà produttiva — e la risposta dipende da due variabili che si possono osservare in anticipo.
Allineamento — quanto l'organizzazione è allineata sulla necessità del progetto e sul modo di realizzarlo. Riflette la capacità di creare obiettivi condivisi.
Competizione — il livello di contesa sull'ownership: quanto gli stakeholder si disputano controllo e riconoscimento.
La regola pratica
I due assi non sono ugualmente manovrabili, ed è questo il cuore del modello. L'allineamento si può costruire: comunicazione, consapevolezza e formazione possono orientare l'organizzazione verso obiettivi condivisi. La competizione è in gran parte strutturale: la contesa sull'ownership dipende dalla struttura e dalla cultura complessive, e influenzarla dal basso è spesso fuori portata.
Ne discende un'indicazione controintuitiva: la collaborazione non è un valore da massimizzare, è una risorsa da dosare. Nei quadranti di destra conviene spesso collaborare il minimo indispensabile — ridurre la superficie di collaborazione al necessario, proteggendo il progetto dalla contesa.
Domande frequenti
Cosa misura il modello ALCO?
Il potenziale collaborativo di un contesto, su due assi: quanto l'organizzazione è allineata sulla necessità del progetto, e quanta competizione c'è sull'ownership.
Quali sono i quattro quadranti?
La staffetta (ideale), il picnic (gestibile), la corsa campestre (difficile) e il tiro alla fune (molto difficile).
Qual è l'indicazione pratica?
L'allineamento si può costruire, la competizione è in gran parte strutturale: per questo conviene calibrare quanta collaborazione un progetto può permettersi.