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La collaborazione non è una bacchetta magica

di Giacomo Grassi · novembre 2023 framework organizzazioni

La collaborazione è universalmente riconosciuta come una chiave del successo organizzativo — e a volte viene dipinta come qualcosa di più miracoloso. Capita spesso di sentir celebrare la sua capacità quasi magica di risolvere qualsiasi problema di progetto, in qualsiasi contesto, e magari di salvare il mondo dalla catastrofe imminente. In molti casi la collaborazione è davvero uno strumento potente e indispensabile. Ma gli elogi che le vengono tributati arrivano quasi sempre da una prospettiva teorica, o da esperienze in piccoli progetti e organizzazioni semplici. E spesso a cantarne le lodi sono consulenti che la applicano in grandi aziende, ma solo dentro "bolle" operative specifiche e poco complesse.

La mia esperienza mi ha portato ad alcune riflessioni critiche sull'applicabilità della collaborazione nelle organizzazioni molto complesse (e complicate), in particolare quando i progetti hanno implicazioni strutturali profonde per l'organizzazione stessa. Da quelle riflessioni nasce il modello "Alignment-Interest": un framework semplice per capire quando e come la collaborazione può essere davvero efficace.

I costi della collaborazione

I benefici della collaborazione li conoscono tutti. Dei costi si parla molto meno:

Il modello Alignment-Interest

Il modello valuta il potenziale collaborativo di un contesto lungo due assi:

I quattro quadranti

Allineamento alto, interesse basso — ideale

Obiettivi unificati e competizione minima: c'è consenso sul fatto che il progetto serva, ma nessuno corre a reclamarne la proprietà. La collaborazione scorre naturale, senza contese sulla leadership.

Allineamento basso, interesse basso — facile (con lavoro)

Gli obiettivi sono disallineati — l'organizzazione è incerta sull'importanza del progetto — ma non c'è contesa sul controllo. Qui la collaborazione richiede un investimento nella costruzione del consenso, e quell'investimento di solito ripaga.

Allineamento alto, interesse alto — difficile

Tutti concordano sugli obiettivi, e proprio per questo in molti si contendono il controllo. Il conflitto emerge nonostante l'accordo sulla direzione. Navigare questo quadrante significa bilanciare obiettivi condivisi e dinamiche competitive che minano la cooperazione.

Allineamento basso, interesse alto — molto difficile

Obiettivi disallineati e competizione intensa per l'ownership. Lo scenario più insidioso: servirebbe risolvere i disaccordi di fondo sulla direzione mentre si gestisce il clima competitivo. In pratica: nei workshop vi ritrovate persone che remano contro.

Cosa significa per chi guida

I due assi non sono ugualmente manovrabili — ed è questo il cuore pratico del modello:

L'allineamento si può costruire. Comunicazione, consapevolezza e formazione possono orientare l'organizzazione verso una visione e obiettivi condivisi. L'interesse è in gran parte strutturale. La competizione sull'ownership dipende dalla struttura e dalla cultura complessive dell'organizzazione — influenzarla dal basso è spesso fuori portata.

Conclusioni

La collaborazione è utilissima, in certi casi indispensabile, ma non è sempre l'approccio giusto. Il modello Alignment-Interest — radicato nell'esperienza reale dentro grandi organizzazioni — è una guida pragmatica per valutarne la fattibilità e, con un pizzico di ironia rispetto all'apertura di questo pezzo, forse anche un modo per ridimensionare la percezione della collaborazione come soluzione onnipotente.

Per un'applicazione sul campo del modello — un caso in cui la collaborazione ha funzionato, e perché — c'è la storia di Sirio, il design system di INPS.

Apparso originariamente in inglese su LinkedIn, novembre 2023.