italiano | english
← scritti

L'orologio meccanico: tre modi per fallire un'innovazione in un sistema complesso

di Giacomo Grassi · marzo 2025 innovazione organizzazioni

Ostilità, resistenza, complessità, ansia: sono le quattro forze che ostacolano chi innova in un'organizzazione complessa, e che nel libro raccolgo sotto la sigla O.R.C.A. Qui mi occupo della terza.

Prima distinzione, fondamentale: complesso e complicato non sono sinonimi. Un problema complicato è difficile, ma si risolve seguendo regole e procedure precise — serve competenza, serve tempo, ma la strada c'è. Un sistema complesso è fatto di interazioni dinamiche tra molti elementi, che rendono imprevedibili le conseguenze di ogni intervento. La pubblica amministrazione appartiene alla seconda categoria, e in forma piuttosto estrema.

Prendete i servizi digitali dell'INPS. Ogni servizio nasce da una norma, che va tradotta in una procedura, che va trasformata in un prodotto digitale. Il lavoro avviene in silos: ogni area sviluppa i propri servizi con i propri fornitori, ciascuno dei quali porta framework, tecnologie e prassi raramente coordinati con quelli degli altri. Poi tutto deve confluire nella stessa infrastruttura e arrivare agli stessi touchpoint — portale e app — offrendo ai cittadini un'esperienza coerente. In un ecosistema così intrecciato, anche un intervento circoscritto propaga effetti ben oltre il perimetro in cui nasce. E il rischio, va detto, raramente è quello di rompere connessioni invisibili: molto più spesso è quello di non riuscire a connettersi affatto — il progetto tecnicamente riuscito che vive in una bolla operativa, corretto nel suo perimetro e privo di impatto sul sistema.

La metafora dell'orologio

Un sistema complesso come la PA assomiglia a un orologio meccanico: ingranaggi interdipendenti, dove ogni movimento influenza tutti gli altri. Quando introduci un nuovo ingranaggio — un'innovazione — non basta che funzioni bene da solo: deve farlo insieme agli altri. Gli errori tipici sono due.

L'ingranaggio sbagliato. Un intervento apparentemente efficace che però altera gli equilibri del meccanismo: all'inizio tutto sembra muoversi, poi la forza si disperde, le ruote si inceppano, l'orologio perde precisione.

L'ingranaggio isolato. Perfetto nella sua costruzione, ma collegato a nulla: gira su se stesso senza trasmettere movimento. È il caso più frequente nella PA.

In entrambi i casi il risultato è lo stesso: il tempo si ferma. Innovare in un sistema complesso non significa aggiungere pezzi, ma accordarli.

I tre bilanciamenti

Muoversi in un sistema del genere richiede di tenere in equilibrio forze opposte. Tre bilanciamenti, in particolare, mi hanno accompagnato in ogni progetto:

Cambiamento e conservazione. Cambiare solo ciò che è necessario è molto più difficile che distruggere e ricostruire da zero — opzione che, nelle organizzazioni, è comunque quasi mai sul tavolo. E c'è una componente emotiva da maneggiare con cura: insistere sul rifare tutto daccapo fa passare il messaggio che il lavoro degli altri fosse inadeguato, e genera risentimento. Quando abbiamo semplificato i moduli amministrativi dell'Istituto, ogni modulo era la traduzione operativa di norme da rispettare alla lettera: abbiamo mantenuto gli elementi obbligatori e lavorato su linguaggio, struttura ed esempi pratici. Conservare il valore normativo, cambiare l'esperienza.

Incoscienza e consapevolezza. Chi si affaccia su un intreccio di norme, procedure, tecnologie obsolete e dipartimenti isolati rischia la paralisi da complessità: se si guardasse tutto insieme, nulla verrebbe mai avviato. All'inizio del design system dell'INPS creare una soluzione uniforme per un'organizzazione così frammentata sembrava impensabile: una certa dose di incoscienza è stata essenziale — ignorare temporaneamente la vastità del problema e concentrarsi su un primo nucleo di regole e componenti. Solo dopo i primi risultati è subentrata la consapevolezza necessaria per ampliare il sistema e integrarlo nel resto dell'organizzazione.

Immediatezza e gradualità. Le innovazioni introdotte tutte in una volta, in un contesto complesso, hanno poche possibilità di sopravvivere. Il nuovo brand INPS è arrivato nell'arco di molti mesi, canale dopo canale: niente discontinuità operative, tempo per familiarizzare, e una comunicazione costante dei risultati che maturavano. La gradualità fa emergere le interconnessioni una alla volta, e i problemi si risolvono uno alla volta.

Rischio #1: il sasso che rimbalza sull'acqua

Il primo modo di fallire: l'innovazione che non penetra mai nel sistema e resta in superficie. Si risolve un problema locale ignorando il contesto — un progetto confinato a un dipartimento, uno strumento sviluppato senza integrazione, un risultato immediato che trascura il lungo termine. Se il vostro progetto "rimbalza" invece di integrarsi, gli esiti possibili sono due: fare danni o, se siete fortunati, risultare irrilevanti.

Il caso che conosco meglio: i primi tentativi di uniformare l'aspetto dei servizi digitali dell'INPS, prima che nascesse Sirio. L'esigenza era giusta, e ne scaturirono molteplici iniziative benintenzionate — ma frammentate, parallele tra loro invece che integrate in una progettualità comune. L'adozione delle linee guida non era obbligatoria, non tutte le aree necessarie erano coinvolte, ogni team continuava con strumenti e regole proprie. Senza governance centrale e visione evolutiva, quelle iniziative funzionavano bene nei singoli progetti e si esaurivano con essi. Sassi ben lanciati, che hanno sfiorato la superficie del sistema senza mai penetrarlo.

Rischio #2: il ponte di carta

Il secondo modo di fallire: l'innovazione ambiziosa e valida sulla carta, che crolla al primo carico reale perché ignora la complessità tecnologica su cui dovrebbe poggiare. Sistemi legacy sottostimati, integrazioni trascurate, costi infrastrutturali che esplodono a metà strada. La causa profonda raramente è l'ignoranza tecnologica in sé — normale per chi non è un esperto — quanto la mancanza di umiltà nel riconoscerla e nel farsi affiancare da chi può valutare fattibilità e costi reali.

L'esempio perfetto è l'idea, ambiziosa e solo in apparenza semplice, di rendere fruibili tutti i servizi digitali dell'INPS — circa cinquecento — in un'unica app nativa, in un colpo solo. L'obiettivo è intuitivo e legittimo: un punto di accesso unico e coerente per i cittadini. Ma:

L'app nativa, così come il portale web, non è il servizio: è un contenitore.

Dentro quel contenitore convivono centinaia di applicazioni sviluppate da team diversi, con fornitori, linguaggi e framework non sempre compatibili. Solo una parte dei servizi dispone di interfacce ottimizzate per mobile; integrarli tutti richiederebbe di riprogettare quasi totalmente molti sistemi preesistenti — un servizio alla volta, garantendo che ogni nuovo ingranaggio si inserisca senza rompere il meccanismo. Il design system aiuta sulla coerenza visiva, ma la sfida tecnologica sottostante resta. L'esito del "colpo solo" non sarebbe un fallimento clamoroso, ma qualcosa di più sottile: un'innovazione incompleta, che promette unità e lascia frammentazione e disillusione.

Rischio #3: il labirinto senza uscita

Il terzo modo di fallire: l'innovazione che, invece di semplificare il sistema, lo complica ulteriormente. Succede quando mancano coordinamento, prioritizzazione e integrazione trasversali: ogni area lavora in autonomia, introduce strumenti e regole che non dialogano con il resto, e ogni nuovo pezzo aggiunge strati a un puzzle già ingestibile.

Caso reale: la misurazione del gradimento dei servizi digitali. Diverse aree organizzative, ciascuna con il proprio fornitore, hanno sviluppato in autonomia i propri strumenti di instant feedback. Risultato: decine di metriche diverse tra loro, dal "like" alla scala Likert, passando per cuoricini e stelline. Dati non confrontabili, formati diversi, strumenti non interoperabili: invece di una visione chiara dell'esperienza dei cittadini, ulteriore complessità — risorse impiegate senza generare valore per nessuno. Nessuna governance aveva risposto alle due domande fondamentali: quali metriche contano? per fare cosa?

C'è una lezione dentro questo rischio che vale da sola il prezzo del biglietto: la semplicità come strategia di sopravvivenza. Se l'innovazione non è il modo più diretto, essenziale e proporzionato per raggiungere l'obiettivo, sta aggiungendo complessità a un sistema che ne ha già fin troppa. Ogni funzionalità superflua apre bivi decisionali, interdipendenze e punti di integrazione con effetti a catena imprevedibili. Ogni scelta progettuale dovrebbe superare una sola domanda: serve davvero?

In sintesi

Comprendere la complessità serve a rendere il cambiamento consapevole: prevedere e gestire le reazioni del sistema, oltre a risolvere il problema specifico. Il sasso, il ponte di carta e il labirinto sono tre modi diversi di ignorare la stessa verità: in un orologio meccanico nessun ingranaggio vive da solo. E resta l'ultima lettera del modello, la più personale: l'ansia. Ne scrivo nel pezzo che chiude la serie.

Lo stesso tema è sviluppato nel libro Innovare nella Pubblica Amministrazione (McGraw Hill, 2025).